Il ricorso alla corte europea dei diritti dell’uomo

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Il ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo può presentarsi quando il cittadino ritiene che sia stato leso un suo diritto fondamentale.

La Corte europea dei diritti dell’uomo è un organo deputato a ricevere i ricorsi sia individuali sia interstatali (questi ultimi sono stati rarissimi per la verità) per la violazione delle norme della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, la cosiddetta CEDU, firmata a Roma il 4 novembre 1950. All’interno di questa Convenzione, e più precisamente nel titolo II, è riportato il funzionamento della Corte Europea dei diritti dell’uomo.

In questo articolo voglio spiegarti chi ha il diritto ad esperire questo ricorso e in che modo.

 

A CHI SPETTA IL DIRITTO A PRESENTARE IL RICORSO ALLA CORTE DEI DIRITTI DELL’UOMO?

Ogni persona fisica, ogni organizzazione non governativa o gruppi di privati che ritengano di essere vittima di una violazione da parte dello Stato di uno dei diritti riconosciuti dalla Convenzione o dai suoi protocolli Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell’ Uomo può proporre ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo.

 

QUALI SONO I DIRITTI PROTETTI?

I diritti la cui tutela è riconosciuta dalla Convenzione sono sintetizzati nel titolo I: diritto alla vita, divieto della tortura, divieto di schiavitù e del lavoro forzato, diritto alla libertà ed alla sicurezza, diritto ad un processo equo, nessuna pena senza legge, diritto al rispetto della vita privata e familiare, libertà di pensiero, di coscienza e di religione, libertà di espressione, libertà di riunione e di associazione, diritto al matrimonio, diritto ad un ricorso effettivo, divieto di discriminazione.

Nel momento in cui un soggetto reputa che un proprio diritto, che appartenga all’elenco precedente, sia stato leso può far ricorso alla Corte, la quale però svolge una funzione sussidiaria rispetto agli organi giudiziari nazionali, pertanto è possibile ricorre alla CEDU solo quando tutte le vie di ricorso interno (quindi in Italia fino alla Cassazione) sono state esaurite. È possibile ricorrere entro e non oltre sei mesi dal giorno della decisione definitiva assunta dall’autorità nazionale a meno che non si tratti di denuncia per eccessiva durata della procedura.

 

COME SI PROPONE IL RICORSO ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO?

Il ricorso, che può essere scritto dall’interessato senza particolari formalità e in lingua italiana, deve contenere:

  • indicazione dei diritti garantiti dalla Convenzione che si ritengono violati dallo Stato
  • indicazione delle decisioni della pubblica autorità che hanno comportato  un danno con la data e il nome dell’autorità che le ha emesse
  • fotocopie di documenti

La Corte, nel rispondere al cittadino, trasmette un formulario del ricorso da redigere e da spedire in triplice copia entro sei settimane dal ricevimento della comunicazione. A questo stadio, il ricorso non è ancora attivato, in quanto ricevuto il formulario la Corte valuterà l’ammissibilità nel merito dello stesso. Nel caso in cui quest’ultimo dovesse essere dichiarato irricevibile la decisione non può essere impugnata.

Nell’ipotesi opposta la Corte informerà le parti dell’apertura a proprio nome di un fascicolo di ricorso il cui numero di riferimento dovrà essere citato in tutta la corrispondenza successiva. Il procedimento si svolge per iscritto, salvi casi specifici in cui la Corte può decidere di tenere udienze pubbliche presso il Palazzo dei Diritti dell’Uomo con sede a Strasburgo.

Il procedimento termina con un accordo amichevole tra le parti o una sentenza di merito che diviene esecutiva in tre mesi dalla pubblicazione. La decisione della Corte non è impugnabile, tuttavia nei tre mesi che intercorrono dalla pubblicazione all’acquisto dell’esecutività è possibile chiedere un riesame del caso.

Le sentenze di condanna, che accertano una violazione della Convenzione, sono vincolanti per lo Stato, che ha l’obbligo di eseguirle.

In particolare è il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa vigila sull’esecuzione delle sentenze, che spesso consistono nel pagamento di somme assegnate dalla Corte ai ricorrenti come risarcimento per i danni subiti.

 

ESEMPIO DI RICORSO ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO

Attingendo alla mia vita professionale vi racconto un caso per il quale ho pensato di far ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Accenno brevemente alla storia del procedimento: il mio assistito è stato accusato del reato di violenza sessuale mentre si trovava all’estero nella sua nazione di origine e non è venuto a conoscenza del giudizio a suo carico finché non è atterrato in un aeroporto italiano, dove gli hanno notificato l’ordine di carcerazione.

Orbene è chiaro che è stato leso l’art. 6, comma terzo lettera c della Convezione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, il quale sancisce il diritto di difendersi ed essere assistiti in processo da un difensore di fiducia (o in mancanza di ufficio) e l’articolo 6, comma terzo lettera d che dichiara il diritto a esaminare o far esaminare i testimoni a carico ed ottenere la convocazione e l’esame dei testimoni a discarico nelle stesse condizioni dei testimoni a carico.

Non avendo avuto contezza del procedimento prima dell’emissione della sentenza di condanna ed essendosi vista negata la remissione in termini da parte dei giudici interni, il mio assistito non ha potuto prendere parte alla propria difesa e non ha potuto procedere all’esame dei testimoni.

A modo di vedere di chi scrive si tratta di palesi violazione ai diritti fondamentali dell’individuo.

Per questo ho deciso di fare ricorso alla Corte Europea.

Laddove ritieni che un tuo diritto fondamentale sia stato violato e hai intenzione di fare ricorso puoi rivolgerti al mio studio legale che valuterà il tuo caso giudiziario al fine di ricorrere innanzi alla Corte Europea.

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Avvocato penalista Milano Francesco D'andria

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