La diffamazione: cos’è e quando si configura?

LA DIFFAMAZIONE: COS’È E QUANDO SI CONFIGURA?

Che cos’è il reato di diffamazione e quando si configura?

Il reato di diffamazione è previsto dall’art. 595 del nostro codice penale.

Esso consiste nell’offesa all’altrui reputazione arrecata comunicando con più persone. Affinchè si configuri il reato di diffamazione è indispensabile che la persona offesa non sia presente o che non sia stata comunque in grado di comprendere l’offesa.

 

Elementi costitutivi del reato, le sue caratteristiche

Per ciò che attiene all’elemento soggettivo del reato è sufficiente la presenza del dolo generico, ossia la compresenza di due diversi elementi:

  • la consapevolezza di comunicare con più persone;
  • la forza offensiva delle espressioni usate.

IN ALTRE PAROLE, NON È RICHIESTA LA COSIDDETTA “INTENZIONE DI OFFENDERE”.

Dottrina e giurisprudenza sono concordi nel ritenere che la diffamazione rientri nella categoria dei c.d.  reati di danno. La peculiarità di questa categoria di reati è la realizzazione dell’evento.

Nel caso di specie, l’evento si realizza quando più persone hanno avuto percezione e cognizione dell’offesa arrecata. Il requisito della pluralità delle persone che colgono l’offesa è soddisfatto con la presenza di almeno due persone, anche non contemporaneamente.

Per quanto riguarda l’elemento oggettivo del reato, invece, deve rilevarsi che la condotta diffamante si configura ogni volta in cui, comunicando con più soggetti, venga offesa la reputazione di una determinata persona con qualsiasi mezzo idoneo a raggiungere tale scopo.

 

La reputazione

Si è già osservato che il reato di diffamazione si configura con l’offesa all’altrui reputazione.

Ma cosa si intende per reputazione?

Una risalente sentenza della Cassazione (Cass., sez. II, del 5 dicembre 1956) definisce la reputazione come una sorta di “interfaccia sociale dell’onore”, ovvero “la stima di cui l’individuo gode in seno alla società, per carattere, ingegno, abilità professionale, ma anche per qualità fisiche o altri attributi personali”.  In altre parole, la reputazione si identifica “con il senso della dignità personale, in conformità all’opinione del gruppo sociale, secondo il particolare contesto storico” (Cass., sez. V, 28 febbraio 1995 n. 3247, Lambertini e altro).

 

Cosa rischia chi commette il reato di diffamazione?

Il primo comma dell’art. 595 c.p. afferma che chi è responsabile del reato di diffamazione è soggetto alla pena consistente nella reclusione fino a un anno o alla multa fino a milletrentadue euro.

Il secondo comma dell’articolo suddetto afferma che, qualora l’offesa consista nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è la reclusione fino a due anni, ovvero la multa fino a duemilasessantacinque euro.

 

Ma cosa si intende per “fatto determinato”?

Sul punto la dottrina si è diversamente espressa.

Una prima teoria, definita teoria della concretezza, afferma che, per considerarsi determinato, è sufficiente che il fatto non sia vago.

Una seconda interpretazione, riconducibile alla cosiddetta teoria dell’irripetibilità, sostiene che il fatto possa considerarsi tale se esso è determinato nelle sue specificazioni di tempo, spazio e modalità.

 

Ulteriori rischi per il soggetto colpevole di diffamazione

Oltre alla pena della reclusione prevista dal codice penale e pocanzi descritta, è bene ricordare che: chi è condannato per il reato di diffamazione, potrà essere costretto a pagare ingenti somme di denaro a titolo di risarcimento del danno nei confronti della persona offesa dal reato.

 

 

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Avvocato penalista Milano Francesco D'andria

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